VAROUFAKIS, OVVERO GLI ERRORI DEL VOLONTARISMO

Yanis Varoufakis, ex ministro delle finanze della Grecia, ha pubblicato su il manifesto un articolo di critica alle posizioni di Stefano Fassina sull’Europa, sviluppate sull’onda di Brexit. Fassina propone “la riaffermazione della sovranità democratica a scala nazionale”, aggiungendo che “sono sempre più retoriche e astratte le invocazioni degli <<Stati uniti d’Europa>> e le mobilitazioni per democratizzare l’Unione Europea, proposte da <<Diem 25>>”.

Varoufakis, principale ispiratore del movimento <<Diem 25>>, ha definito “preoccupante” il discorso di Fassina, accusandolo di “ritirarsi dentro posizioni nazionaliste”, simili a quelle di esponenti della destra europea come Marine Le Pen. La soluzione di Varoufakis per risolvere la crisi attuale è “una ricostruzione democratica del continente” in modo da “ricostruire, attraverso lotte e conflitto, un demos europeo che possa richiedere una costituzione federale e democratica”. Quindi, mentre Fassina propende per il superamento della moneta unica, Varoufakis è per conservare l’area euro, pensando di poterla democratizzare.

In effetti, in questo Fassina ha ragione, la posizione di Varoufakis appare astratta. Per capire se è possibile operare una democratizzazione dell’Europa occorre guardare a che cosa è l’Europa oggi nel concreto, cioè alla sua struttura materiale. Tale struttura è data soprattutto dai meccanismi dell’integrazione valutaria, che rappresentano la gabbia che imbraca l’azione del movimento operaio e delle classi subalterne. Lo spostamento a livello sovrannazionale di importanti competenze economiche, l’esistenza una banca centrale europea indipendente da qualunque controllo e l’impossibilità a manovrare i tassi di cambio valutari, il tutto dovuto all’esistenza una moneta unica, rappresentano dei vincoli di carattere materiale che non è possibile bypassare.