Machiavelli 2017 Tra partito connettivo e partito strategico

Senzanome

Mimmo Porcaro

Ho tenuto a lungo nel cassetto questo breve articolo, pensato per lettori non italiani – e già pubblicato in versione tedesca (in cooperazione con la rivista Jacobin) su LuXemburg (periodico della fondazione omonima), n. 2, 2016 – perché temevo che la concezione “stretta” di partito che qui propongo potesse influenzare negativamente il processo di costruzione di una vera forza socialista nel nostro paese. Se è infatti vero che abbiamo bisogno anche di un partito fatto di elementi molto selezionati, è altrettanto vero, però, che tale selezione deve avvenire su una platea molto più vasta di quella che abbiamo a disposizione oggi. Oggi servono organismi politici capaci di avviare la crescita di una prospettiva socialista attraendo forze di buona consistenza numerica e di diversa estrazione sociale e culturale: solo sulla base di questa prima crescita si potrà operare, o verrà operata dai fatti, una selezione che estragga gli elementi più consapevoli e determinati. Considerato che organismi del genere stanno per fortuna iniziando a nascere, e con il passo giusto (penso alle pur diverse esperienze di Eurostop e della Confederazione di Liberazione Nazionale), mi sembra adesso che questo scritto posa avere una qualche utilità anche per la discussione italiana: per questo lo rendo pubblico, con minime modifiche rispetto alla precedente versione. Il suo titolo originale era “Machiavelli 2016” (anche se, per scelta redazionale, l’edizione tedesca reca un titolo diverso): il passaggio al 2017 non deriva solo da pedanteria cronologica ma anche dal fatto che, a leggere bene, oltre a parlarci della contemporaneità Machiavelli ha molto da dirci sugli indimenticabili eventi di 100 anni fa.

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RIFONDAZIONE ADDIO

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“La cosa più terribile è l’ignoranza attiva”. Goethe

Ugo Boghetta

Dopo una lunga militanza, la mia permanenza nel PRC finisce qui. C’è chi mi ha detto che è stato insensato andarsene prima del congresso. È un’obiezione ragionevole ma, prima o poi, bisogna guardare in faccia la realtà. In ogni caso, al massimo sarei arrivato alla prossima, inevitabile “listarella” elettoralistica.

Qusta decisione è stata lunga e sofferta. L’avevo deciso d’impulso al Cpn. Poi mi sono dato tempo: sono passati oltre due mesi. Ma quella sensazione di inutilità di questo congresso e, peggio ancora, di Rifondazione, non mi ha abbandonato.

Del resto, questi anni, dopo il congresso di Perugia, sono stati un continuo tormento, un continuo sforzo per rimanere. Che Rifondazione sia morta l’ho pensato data tempo, come altri che lo pensano ma non lo dicono. Sarebbe stato mecessario un miracolo per provocare una svolta, ma l’approccio al congresso ha dimostrato che Rifondazione è irriformabile.

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