VIVA LA CATALOGNA ABBASSO L’ITALIA

c

Mimmo Porcaro Ugo Boghetta

La “questione Catalogna” fa emergere le contraddizioni analitiche e teoriche della variegata realtà della sinistra italiana cosiddetta radicale e dei comunisti.

Ovviamente è quasi un riflesso condizionato condannare l’intervento della polizia. Scontato è parteggiare per il popolo catalano che vuole un referendum: un referendum non si nega a nessuno. La sinistra in tutte le sue versioni è stata sempre favorevole a tutte le lotte di liberazione nazionale, anche perché, quelle lotte erano quasi sempre orientate alla costruzione del socialismo e vedevano il movimento operaio e contadino protagonista. Ma da tempo la lotta per il socialismo è stata abbandonata dalla sinistra e i comunisti stessi il socialismo non lo sanno più declinare. Ed è per questo che le cose scontate finiscono qui. Tanto più che siamo in una fase politica completamente nuova.

Continua a leggere…

immigrazione: crisi ed ipocrisia della sinistra clintoniana italiana

Senzanome

Ugo Boghetta

Dubito ergo cogito. Cogito ergo sum. (Cartesio)

Con il cambio netto e repentino di linea politica sulla questione dei migranti da parte di Minniti, Gentiloni, Mattarella – poi santificato nell’incontro di Parigi – la sinistra clintoniana italiana si è trovata in una crisi imprevista. L’ideologia dell’accoglianza sempre e comunque non c’è più.

Un cambiamento di politica non nato, a mio parere, solo per un mero calcolo elettorale del PD, ma dalla spinta di apparati dello Stato che hanno ritenuto l’immigrazione di massa illegale non più gestibile.

In rapidissima sequela, sono scesi in campo Saviano, il manifesto, Ezio Mauro, Calabresi, Giannini, Ignazi, Maltese ed altri ancora. Non è mancato ovviamente l’intervento dell’ineffabile Boldrini.

Il tono è quello dellindignazione moralisticheggiante: reato umanitario, inversione morale, emergenza morale, resa della civiltà, il dovere di rimane umani e cosi via.

Per costoro la regolamentazione delle ONG appare un reato morale. Per colpire gli scafisti, si sentenzia, si colpiscono anche coloro che salvano le vite. Lazione dei volontari, in quanto dettata dalla sfera della coscienza, sarebbe intoccabile.

Continua a leggere…

intervista ad Emiliano Brancaccio

download

Abbiamo poco o quasi nulla da aggiungere alla significativa intervista concessa da Emiliano Brancaccio a Giacomo Russo Spena, intervista che, apparsa su Micromega, qui riportiamo integralmente. Una delle tesi forti di Socialismo 2017 è proprio quella – qui efficacemente illustrata anche da Brancaccio – del “ritorno” dello stato a soccorso diretto del capitalismo, un ritorno che, se consente di aggirare molti effetti della irrisolta crisi, d’altra parte a nostro avviso rilegittima di fatto il socialismo, e proprio quello desunto dalla contraddizione marxiana tra forma sociale della produzione e forma privata dell’appropriazione: se una impresa si salva grazie ai soldi pubblici, deve passare in qualche modo sotto il controllo pubblico. Il fatto è che, come Brancaccio in più punti fa capire, senza una strategia popolare di aperto contrasto al capitalismo, questo intervento statale avrà come effetto soltanto il rafforzamento degli attuali rapporti di classe. Si può aggiungere che nulla esclude che, alla fine, l’estenuata sinistra nostrana – antistatalista sia per comodità sia per imitazione della volpe di fronte all’uva – sia costretta a ripescare qualche slogan semi-statalista per cercare di rendersi credibile. Saranno solo parole, data la prevedibile preliminare accettazione dei presupposti fondamentali del sistema attuale, Unione europea in primis. Buona lettura.

Dopo il salvataggio delle banche venete, per l’economista siamo giunti ad un sistema che privatizza i profitti e socializza le perdite: “L’intervento dello Stato a favore dei capitali privati, tra l’altro, implica aumenti significativi del debito pubblico”. Così boccia la visione dello Stato come semplice “ancella” del capitale privato e non vede in Italia forze politiche capaci di proporre un’alternativa: “A sinistra del Pd noto ancora molta subalternità culturale ai vecchi slogan del liberismo, sebbene la realtà si rivolti da tempo contro di essi”. Difendere la Costituzione? “Non basta”.

intervista a Emiliano Brancaccio di Giacomo Russo Spena

«Siamo giunti ad un sistema che alla luce del sole privatizza i profitti e socializza le perdite». Con una recente intervista in cui dichiarava che alle presidenziali francesi non avrebbe votato «
né per la fascista Le Pen né per il liberista Macron» Emiliano Brancaccio aveva diviso il popolo della sinistra. Ora – a partire dal recente provvedimento del governo che in una notte ha stanziato ben 5 miliardi per il salvataggio di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza – l’economista ragiona sulle contraddizioni del nuovo intervento statale in economia, fatto soprattutto di compravendite a favore del capitale privato. Il mondo intorno a noi si trasforma mentre, secondo lui, in Italia la sinistra si attarda in «una estenuante, ipertrofica discussione sui contenitori politici e ripropone schemi di un ventennio fa, come se nulla fosse accaduto nel frattempo». Autore di pubblicazioni di rango internazionale in tema di Europa e lavoro, promotore del “monito degli economisti” pubblicato sul Financial Times, Brancaccio è un marxista rispettato anche dai suoi antagonisti teorici. Un bel po’ di gotha della finanza e della politica italiana è venuto ad ascoltarlo pochi giorni fa a Roma, in un seminario organizzato dalla società Vera e dal Foglio sul ruolo odierno dell’intervento statale, al quale partecipavano anche l’ex banchiere centrale Lorenzo Bini Smaghi, il presidente della Commissione Industria del Senato Massimo Mucchetti e il ministro per la coesione territoriale Claudio De Vincenti.

Continua a leggere…