Questioni teoriche I: economia e politica, capitalismo e guerra

Senzanome

Mimmo Porcaro

Lo scritto di cui qui presento la prima parte ha lo scopo di fissare alcuni punti teorici decisivi, prendendo le mosse dal livello raggiunto dal marxismo negli anni ‘70-‘80 dello scorso secolo, prima dell’inabissamento attuale. Nel testo non vi sono note o rimandi (ma non si farà fatica ad intravedere i numerosi autori di cui mi giovo) perché le sue proposizioni sono espresse in forma di tesi, e ciò non per chiudere il discorso ma per determinare meglio la posizione che offro alla discussione. L’esigenza politica che motiva questo intervento è la necessità di iniziare a fare chiarezza sulla questione dello stato e della guerra, mostrando l’intimo legame del capitalismo con l’uno e con l’altra. Il principale oggetto polemico sono tutte le teorie che (intrecciando neoanarchismo, postoperaismo e liberismo puro e semplice) prendono per buona l’immagine che la globalizzazione ha dato di sé ed incolpano lo stato di tutti i mali passati e futuri, non comprendendo che la logica di potenza propria di ogni stato diviene espansionismo compulsivo ed illimitato solo grazie all’incontro dello stato stesso con la voracità del capitale. Ed impedendoci così di capire l’immanenza della guerra come fattore dominante delle dinamiche geopolitiche e di classe. Dinamiche di cui qui ho voluto indicare la strettissima connessione (anche ragionando al livello teorico più astratto) per sottolineare sia il peso determinante della geopolitica dell’imperialismo nel definire le relazioni di classe, sia il possibile legame fra lotte di classe e lotte antimperialiste e nazionali.

Il presente lavoro faceva originariamente parte di un più corposo abbozzo (contenente anche una ampia riflessione sul socialismo, di cui rimando la pubblicazione) circolato in forma ristretta quasi un anno fa. Rispetto alla versione originaria molte sono le modifiche, e non solo formali, ed alcune sono recentissime: segno anche questo della consapevole problematicità delle tesi qui esposte.

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L’intrigo catalano e la chiarezza italiana senza effetti

Senzanome

Mimmo Porcaro Ugo Boghetta

La Catalogna ci darà molto da discutere e da pensare nei prossimi giorni e mesi, e inevitabilmente, in un caso così complicato (che, colpevolmente, negli ultimi tempi, quasi nessuno ha qui in Italia seguito con cura) un giudizio complessivo potrà maturare solo per gradi. Per ora ci limitiamo a fare qualche breve precisazione, anche in risposta ad alcuni commenti ad un nostro recente articolo che ci sono parsi troppo influenzati da “schieramenti preliminari” che in questa vicenda non aiutano molto. Chi sostiene, da sempre o da ieri, la centralità attuale dello stato nazionale come migliore risposta al dominio capitalista è generalmente contrario all’indipendentismo catalano. Chi appoggia le “piccole patrie” è entusiasticamente favorevole. E il ragionamento troppo spesso finisce lì. Per noi la cosa è invece molto meno lineare.

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REFERENDUM MARONI ZAIA: Più Regione? Aboliamole!

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Italia, nuovo quadro geopolitico: pericoli ed opportunità

Ugo Boghetta, Mimmo Porcaro

Il 22 ottobre in Lombardia e Veneto si terranno due referendum promossi dai presidenti (pardon, governatori) leghisti Maroni e Zaia al fine di avere l’avallo per chiedere al Governo e al Parlamento una maggiore autonomia. E già qui si vede che si tratta di referendum farlocchi: una tale richiesta Maroni e Zaia potrebbero tranquillamente farla già da oggi, quindi quello che si vuole è un plebiscito, pura propaganda.

A questi referendum si affiancano le mozioni presentate nelle regioni del sud dall’ormai ineffabile M5S per l’istituzione della giornata della memoria delle vittime dell’Unità d’Italia. Così. Di colpo. Senza nessun preliminare ragionamento sulla complessità del processo unitario e dei suoi effetti, sulla natura di classe dell’unificazione. Aria di elezioni, insomma.

Si tratta sì delle ennesime armi di distrazioni di massa. Ma, in realtà, creano confusione e, per questo, sono cose importanti e pericolose. Sono importanti per la prospettiva del paese e delle classi popolari che lo abitano. Sono pericolose perché coincidono con gli interessi dell’imperialismo statunitense e di quello tedesco (per ora – e ancora per poco? – subordinato al primo, ma per noi non meno letale).

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