Populisti 50 – Comunisti 1. Vogliamo parlarne?

Senzanome

Mimmo Porcaro, Ugo Boghetta

Ci sarà modo di tornare sul significato politico, istituzionale e sociale di queste importantissime elezioni, ma una cosa balza agli occhi. Le classi che hanno maggiormente sofferto a causa della globalizzazione e dell’Unione europea, ossia, per dirla in soldoni, gli strati inferiori della borghesia e del proletariato, si sono apertamente ribellate all’ordine vigente, si sono intrecciate nel voto ed hanno scelto partiti che raccolgono la protesta mescolando nostalgie liberiste e promesse di protezione. L’inevitabile alleanza tra la piccola borghesia ed il proletariato più debole avviene, al momento, sotto l’egemonia della prima. Soluzione obbligata, visto lo spettacolo vergognoso offerto in tutti questi anni dalla sinistra, ormai intossicata da una pestifera miscela di europeismo, retoriche politically correct e movimentismo. Accentuando la sua crisi, il PD segue il destino delle cosiddette socialdemocrazie europee, vittime del loro ipermercatismo. Per parte sua, la variante espressa da Liberi ed Eguali, si dimostra inevitabilmente inefficace, essendo soltanto antirenziana e non sufficientemente antiliberista. E Potere al popolo? Il risultato della sinistra radicale è cosa meno ovvia, perché è in quell’ambiente che avrebbe potuto e dovuto maturare un’alternativa al globalismo europeista e sono quelle le forze che avrebbero dovuto capitalizzare in qualche modo la benvenuta débacle del PD. Invece è avvenuto il contrario, e la sinistra radicale ha raggiunto il peggior risultato della sua storia. Perché?

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la gabbia dell’euro

Senzanome

Nominare la nazione: l’ultimo libro di Domenico Moro

di Mimmo Porcaro

Nel mesto panorama culturale della sinistra radicale l’ultimo libro di Domenico Moro (La gabbia dell’euro. Perché uscirne è internazionalista e di sinistra, Imprimatur, 2018) potrebbe, per usare una frase che piaceva a Stendhal, fare l’effetto “di un colpo di pistola nel bel mezzo di un concerto”. Potrebbe farlo (ma temiamo che non lo farà, dato che c’è gente che non avverte nemmeno i colpi di cannone) perché, oltre a porre nuovamente e con nettezza la questione dell’euro, ha il coraggio di nominare ciò che per la sinistra, e per l’intera cultura italiana, è il vero innominabile, il rimosso, il riassunto di tutto ciò che non è politically correct: la questione nazionale.

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Macerata: quando i fatti indicano la luna il sinistrismo guarda il dito

Senzanome

Ugo Boghetta

Fino ai fatti di Macerata la campagna elettorale era stata generica, evanescente. Dopo ha preso un’altra piega: una brutta piega. La destra sembra aver conquistato il centrocampo della campagna. Salvini, che ha dedicato il 40% del suo programma alla sicurezza (dati Cattaneo), va a nozze. Berlusconi, in gara con la Lega, ha sparato le sue. Il M5S/Casaleggio tergiversa: non è su questo che vogliono condurre la campagna. Ma chi è in difficoltà: “ça va sans dire” è la sinistra in tutte le sue varianti.

In primo luogo il PD, presunta presunta, che viene fustigato da Repubblica (Mauro) per la sua posizione debole sulla vicenda.

Che dice il nostro Ezio Mauro? In larga parte l’articolo attacca il fascioleghismo, il trasformare l’immigrato in causa di tutti i problemi, l’ignoranza del fascismo. E sottolinea che una sinistra di governo ha l’obbligo di trasmettere la sensazione di tutelare dei cittadini. È questo un lapsus significativo: “Dare la sensazione della sicurezza”. In effetti è l’unica cosa possibile per un partito liberista e unionista come il PD!? PD/Repubblica non hanno soluzioni perchè sono le cause dell’insicurezza delle classi popolari. E i richiami all’antifascismo ed alla Costituzione sono solo vergognose foglie di fico.

A Macerata una manifestazione della sinistra c’è stata. I temi erano: No al razzismo, No al fascismo. Si inneggiava alle libere frontiere, al meticciato. A ridosso della manifestazione D’Alema ha affermato che in Europa servono 30 milioni di immigrati. Amato, a Macerata stessa, si è dichiarato noborder.

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