Ritorno al futuro

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Un nuovo fantasma si aggira per l’Europa e per tutto l’Occidente: il fantasma del socialismo capitalista. Come ogni fantasma che si rispetti anche questo è tutt’altro che etereo, magari non trascina catene né ulula, ma non sta certo con  le mani in mano: dal 2007 ad oggi ha sbancato i bilanci pubblici  per riaggiustare i bilanci privati, ha sospeso le sacre leggi della concorrenza salvando tutto ciò che era “troppo grande per fallire”, ha realizzato la più grande socializzazione delle perdite che si ricordi. E infine ha suggerito ai banchieri centrali di tenere in piedi la baracca con un vero e proprio intervento politico sul costo del denaro: politico perché garantito da un soggetto pubblico, e perché contrario alla logica del mercato, seguendo la quale, oggi, si avrebbe la bancarotta generale. Grazie a questo fantasma, non privo di senso del teatro, la ricchezza degli stati  – ossia dei cittadini, il denaro del sovrano, l’intervento governativo, in sintesi la politica pubblica (sempre decisiva anche quando meno visibile) viene messa di nuovo al centro della scena: e già si parla di sollecitare gli investimenti di stato come unico antidoto alla stagnazione. Tutto ciò proprio quando in Occidente circola solo il linguaggio liberista.

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