La sicurezza e la sua ombra

Senzanome

La sicurezza e la sua ombra
di Fabrizio Battistelli

recensione di Ugo Boghetta

Nelle recenti elezioni amministrative uno dei temi centrali in tutti i programmi è stato sicuramente quello della sicurezza. È un tema forte, soprattutto per la destra. È un tema che per converso ha devastato la sinistra, anche quella radicale. Non se ne parla: è uno dei tanti tabù. Il voto popolare per la Brexit ha posto un analogo problema. Per non parlare degli attentati che avvengono ormai regolarmente.

Sulla questione interviene il libro: “La sicurezza e la sua ombra” di Fabrizio Battistelli, docente alla Sapienza e membro dell’Istituto ricerche per il disarmo (Iriad). Uno interno alla sinistra dunque.


L’autore inizia affermando che la sicurezza è diventata importante quando è meno ragionevole da un punto di vista storico. Sono i fatti che contano, si chiede l’autore, o la loro rappresentazione? Vari fattori esterni, tuttavia, sembrano mettere in pericolo la sicurezza ed il benessere raggiunto. Per altro verso, politici e mass-media hanno fatto diventare centrale il tema.

Sul piano psicologico e sociale la sicurezza è il primo bisogno: riguarda l’aspetto sociale ed economico. Poi viene quella che riguarda gli altri (stato compreso). Il Nimby (non nel mio giardino) ne è un’altra manifestazione: aggressione all’ambiente o genericamente al proprio territorio.

Il testo poi dipana le questioni riguardo alla sicurezza rilevata e a quella percepita. Sembra esservi, ad esempio, una proporzione inversa fra la gravità dei crimini ed il timore di esserne vittima. Fra grande e piccola criminalità, fra mafia e furti, ad esempio, sono i secondi a preoccupare di più. Ti possono toccare più facilmente.

Vengono anche affrontati gli agenti dell’insicurezza. Per chi persegue la strategia dell’allarme il rischio diventa minaccia reale. E funziona perché fa appello all’irrazionale. L’autore li chiama gli imprenditori dell’insicurezza.

Su tutti i fattori svetta la questione migranti. Per l’Eurobaromentro, i migranti ed il terrorismo mettono dietro le altre preoccupazioni: crisi, lavoro, ambiente ecc ecc. Il terrorismo, in particolare, funziona come silenziatore delle questioni sociali.

Un problema è il crollo dei muri interni ed esterni (’89, globalizzazione).

La sicurezza, infatti, è legata a dei confini in cui riconoscersi. Le anime belle di sinistra invece predicano l’abolizione di ogni limite. Inoltre, la non distinzione fra nemico interno ed esterno, afferma Battistelli, è la condizione della guerra globale. Lo vediamo in questi ultimi tempi.

Le risposte da parte di destra e sinistra sono ovviamente opposte. Per i primi la sicurezza non deve essere subordinata ad altro. Per i secondi la libera circolazione non deve essere subordinata alla sicurezza. In generale la destra accentua i problemi, la sinistra minimizza.

In Italia, scrive Battistelli, tali questioni sono state sottovalutate.
Andrebbe invece osservato con realismo che l’inclusione degli stranieri e la sintesi delle differenze presentano aspetti economici e socioculturali che hanno dei vincoli e dei costi che devono essere previsti: “…programmando le tempistiche, le modalità e le proporzioni dell’accoglienza”. Da questo punto di vista:”… gli inserimenti non possono essere repentini, massicci o anche impliciti, nel senso di non dichiarati dalle autorità e non accompagnati da opportuni interventi.”

Cose analoghe le scrive Valerio Castronovo nel suo ultimo libro: “L’Europa e la rinascita dei nazionalismi”. Castronovo afferma che gran parte della sinistra non sia:” Giunta a comprendere quali reali problemi sociali e culturali sollevasse un’immigrazione di massa che stava avvenendo in tempi brevi e quindi con forti impatti immediati nei paesi d’arrivo”.


Ma la risposta securitaria ha anche subito cambiamenti. In primo luogo c’è la privatizzazione: la sicurezza se la vuoi la compri (se hai i soldi). Il penale è sempre meno efficace. L’ente statale non regola più di tanto l’individualismo. La crisi dello stato non è dunque neutra. Darla per scontato è come accettarla.


La sicurezza, ovviamente, implica anche l’uso della forza e, dunque, della politica.
Qui emerge un’altra differenza fra destra e sinistra: “i guerrieri giusti e le anime belle”. I primi propongono cose gradite alla gente ma sbagliate o impraticabili. I secondi, in astratto, dicono cose più giuste ma più difficili da spiegare e da accettare. Prevenzione e contrasto propongono i primi, educazione e prevenzione sociale i secondi.

All’origine di molti equivoci c’è la repulsione nei confronti del conflitto sociale. Il conflitto in realtà, ci dice l’autore, può svolgere un’azione aggregante e costruttiva, ma di questo oggi non si ha percezione o se ne ha una contraria. In passato, in effetti, la risposta data ai conflitti è sfociata nello stato sociale e nello stato di diritto: sicurezza sociale, sicurezza individuale. Oggi c’è la lotta di tutti contro tutti. Nessuno si fida di nessuno ed il conflitto è inter-individuale o a gruppi.


Battistelli, rispetto agli approcci della sinistra, è molto chiaro. Questo della sinistra é un’autosegregazione poiché ci si dovrebbe saper esprimere su tutto, anche sull’uso della forza.

Verso la fine l’autore si chiede: “Ci si può porre il problema della sicurezza senza che questo diventi securitario!?” E’ una domanda ragionevole. L’autore cerca di dare una risposta “da sinistra”.

Propedeutico ad ogni ragionamento é il definitivo sdoganamento del tema sicurezza in quanto tale. Un pensiero politico che voglia essere critico, costruttivo e pragmatico senza essere opportunistico, deve fronteggiare una duplice offensiva: da un lato ad opera della destra che del concetto rivendica l’esclusiva, dall’altra c’è la sinistra radicale che lo giudica incompatibile con i valori progressisti. La scelta ha in effetti un senso ideologico: destra/sicurezza, liberali/diritti civili e politici, sinistra/diritti sociali.

Ma nella società di oggi, afferma l’autore, queste distinzioni non hanno più senso. L’economia destruttura le classi. I problemi si pongono fra chi “sta dentro” e chi sta fuori” . Una volta a sentirsi insicure erano le élite, oggi sono le classi popolari. Come si vede la questione di classe ritorna anche se in altro modo. E, continua, la sinistra radicale: “ dovrebbe smettere di meravigliarsi se i cittadini residenti mostrano un legame affettivo verso il proprio territorio perché questo è il prerequisito della cittadinanza democratica”. La prima cosa che mi viene in mente è la Tav; ma l’elenco potrebbe essere molto lungo.

Battistelli affronta anche i fatti di Colonia e la reticenza della sinistra rispetto a comportamenti di natura antropologica. A questo proposito cita Badinter, intellettuale e femminista francese, che è intervenuta su questa reticenza affermando, fra l’altro, che in quel caso non c’entra nulla la difesa delle minoranze con la condanna di comportamenti inaccettabili.

Superare l’imbarazzo: chiede Battistelli.

Ma per la sinistra questo, come per altre questioni, è più di un imbarazzo. È un tabù. È un blocco ideologico che impedisce di affrontare la realtà. Per questo la sinistra è imbarazzata, minoritaria, afona.

In fin dei conti si tratta di prendere atto del fatto che: “Checché ne pensano le anime belle, il male e uno degli stati del mondo”.

Questo testo ha certo dei limiti. Ad esempio, manca una ragionamento approfondito sulle cause strutturali delle migrazioni. Così è per un uso non solo elettorale della sicurezza ma anche come costruzione di un permanente “stato d’eccezione” che consente di far evaporare pezzi di democrazia formale. E gestire la crisi favorendo conflitti orizzontali in basso.

In questo modo sembra credere che le soluzioni possano trovarsi tutte dentro a questo quadro sociale-economico. Il testo, tuttavia, ha il pregio di mettere i piedi nel piatto.

Ma a proprio i temi posti da Battistelli ci parlano del socialismo.

Quale sistema garantisce una sicurezza economica uguale per tutti pur con tutti i problemi noti? Quale sistema sociale impedisce alla radice la competizione interna alle classi popolari ed i lavoratori? Quale sistema si pone l’obiettivo della cooperazione su scala internazionale? Quale sistema recide alla radice la libertà della circolazione della finanza, dei capitali, delle merci, ed ora anche delle fabbriche? Quale sistema è sistematicamente contro l’imperialismo politico ed economico e le guerre? Non sono forse queste le cause di unl’insicurezza che avviene nel momento storico in cui avrebbe meno senso?

Quale sistema, quindi, può progettare al bisogno una circolazione e integrazione non traumatica delle diverse popolazioni?

Ecco perché il socialismo deve ritornare ad essere una proposta politica attuale, concreta, che da risposte ai grandi problemi del nostro tempo.

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