intervista ad Emiliano Brancaccio

download

Abbiamo poco o quasi nulla da aggiungere alla significativa intervista concessa da Emiliano Brancaccio a Giacomo Russo Spena, intervista che, apparsa su Micromega, qui riportiamo integralmente. Una delle tesi forti di Socialismo 2017 è proprio quella – qui efficacemente illustrata anche da Brancaccio – del “ritorno” dello stato a soccorso diretto del capitalismo, un ritorno che, se consente di aggirare molti effetti della irrisolta crisi, d’altra parte a nostro avviso rilegittima di fatto il socialismo, e proprio quello desunto dalla contraddizione marxiana tra forma sociale della produzione e forma privata dell’appropriazione: se una impresa si salva grazie ai soldi pubblici, deve passare in qualche modo sotto il controllo pubblico. Il fatto è che, come Brancaccio in più punti fa capire, senza una strategia popolare di aperto contrasto al capitalismo, questo intervento statale avrà come effetto soltanto il rafforzamento degli attuali rapporti di classe. Si può aggiungere che nulla esclude che, alla fine, l’estenuata sinistra nostrana – antistatalista sia per comodità sia per imitazione della volpe di fronte all’uva – sia costretta a ripescare qualche slogan semi-statalista per cercare di rendersi credibile. Saranno solo parole, data la prevedibile preliminare accettazione dei presupposti fondamentali del sistema attuale, Unione europea in primis. Buona lettura.

Dopo il salvataggio delle banche venete, per l’economista siamo giunti ad un sistema che privatizza i profitti e socializza le perdite: “L’intervento dello Stato a favore dei capitali privati, tra l’altro, implica aumenti significativi del debito pubblico”. Così boccia la visione dello Stato come semplice “ancella” del capitale privato e non vede in Italia forze politiche capaci di proporre un’alternativa: “A sinistra del Pd noto ancora molta subalternità culturale ai vecchi slogan del liberismo, sebbene la realtà si rivolti da tempo contro di essi”. Difendere la Costituzione? “Non basta”.

intervista a Emiliano Brancaccio di Giacomo Russo Spena

«Siamo giunti ad un sistema che alla luce del sole privatizza i profitti e socializza le perdite». Con una recente intervista in cui dichiarava che alle presidenziali francesi non avrebbe votato «
né per la fascista Le Pen né per il liberista Macron» Emiliano Brancaccio aveva diviso il popolo della sinistra. Ora – a partire dal recente provvedimento del governo che in una notte ha stanziato ben 5 miliardi per il salvataggio di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza – l’economista ragiona sulle contraddizioni del nuovo intervento statale in economia, fatto soprattutto di compravendite a favore del capitale privato. Il mondo intorno a noi si trasforma mentre, secondo lui, in Italia la sinistra si attarda in «una estenuante, ipertrofica discussione sui contenitori politici e ripropone schemi di un ventennio fa, come se nulla fosse accaduto nel frattempo». Autore di pubblicazioni di rango internazionale in tema di Europa e lavoro, promotore del “monito degli economisti” pubblicato sul Financial Times, Brancaccio è un marxista rispettato anche dai suoi antagonisti teorici. Un bel po’ di gotha della finanza e della politica italiana è venuto ad ascoltarlo pochi giorni fa a Roma, in un seminario organizzato dalla società Vera e dal Foglio sul ruolo odierno dell’intervento statale, al quale partecipavano anche l’ex banchiere centrale Lorenzo Bini Smaghi, il presidente della Commissione Industria del Senato Massimo Mucchetti e il ministro per la coesione territoriale Claudio De Vincenti.

Continua a leggere…

LA COSTITUZIONE E TUTTI GLI UOMINI DI MUSSOLINI

um

recensione di Ugo Boghetta

Bisognerebbe ringraziare Renzi per aver promosso il referendum sulla Costituzione per due motivi. Il primo perche ha perso. Il secondo per aver riportato la Costituzione all’attenzione di massa in un momento cruciale. Purtroppo non esiste un vero soggetto politico che abbia veramente a cuore l’attuazione della Carta nella sua forma radicale: il modello economico sociale. Ed il risultato del 4 dicembre rischia di disperdersi.

Per altro verso, a sinistra, senza ben conoscere testo e contesto, molti ritengono la Carta troppo blanda, troppo riformista. La Carta non ci avrebbe difeso, come se una Costituzione si inverasse da sola senza lotta. Ciò è tanto più vero per una Carta così avanzata tale per cui furono compiuti atti pesanti per cercare di minarla fin da subito. Alcuni di questi atti, fatti, soggetti sono raccontati nel bel libro di Conti: “Tutti gli uomini di Mussolini”.

Di cosa parla il libro?

Continua a leggere…

Discutendo di alleanze e dintorni

Senzanome

Mimmo Porcaro

Il mio ultimo post su Socialismo2017, dedicato alle elezioni presidenziali francesi, ha suscitato un interessante commento di Francesco Maimone e di Bazaar, ospitato dal blog Orizzonte48, nel quale, pur convenendo con gran parte del mio scritto, mi si rimprovera un rifiuto pretestuoso e ideologico di ogni alleanza con il sovranismo di destra – ed in particolare con la Lega. A sua volta Quarantotto, con diverse note inserite nel testo dei due critici, ne rafforza le argomentazioni e mi invita a superare veti a suo dire incomprensibili che indebolirebbero la necessaria unità di tutte le forze contrarie al giogo di Bruxelles. Secondo i miei interlocutori infatti non basta dire, come io faccio, che i Salvini e le Le Pen non sono (ancora?) il fascismo e che dunque l’antifascismo dei Macron non soltanto sbaglia bersaglio, ma rappresenta proprio quei poteri che a suo tempo al fascismo ed al nazismo diedero il via libera. I miei interlocutori pensano piuttosto che per essere nel vero bisogna dire che i poteri che stanno dietro a Macron (e a Renzi, Merkel, ecc.) , sono il vero fascismo di oggi. E per giustificare questo giudizio si basano soprattutto sull’idea, esplicitamente derivata dal pensiero di Lelio Basso, secondo la quale per comprendere esattamente e combattere efficacemente il fascismo non bisogna fermarsi alle sue manifestazioni esteriori, mutevoli e caduche (squadracce, manganelli, ecc.) ma bisogna coglierne le caratteristiche permanenti, ossia la totale manomissione dello stato da parte del capitale, la privatizzazione delle funzioni pubbliche, lo stretto intreccio tra economia e politica. Continua a leggere…